Orion

Orion, la navicella della NASA

Sono passati quasi cinque anni dal primo volo di prova della Orion, la navicella della NASA che nei prossimi cinque anni dovrebbe trasportare in orbita lunare l'equipaggio della missione Artemis.

Nel dicembre 2014, la capsula spaziale volò fino a 5.800 km di quota, affrontò una stressante discesa in atmosfera e ammarò nel Pacifico, frenata da tre paracadute.

Recentemente la capsula spaziale ha completato un altro importante test preliminare: con un volo di appena tre minuti ha dimostrato che il suo Launch abort system (LAS) può trasportare l'equipaggio a una distanza di sicurezza dal razzo, nel caso dovessero sorgere problemi in fase di lancio. 

Il primo volo senza equipaggio in orbita lunare (Artemis 1) dovrebbe avvenire nell'autunno 2020, mentre il primo volo con astronauti attorno alla Luna (Artemis 2) potrebbe essere fissato  nel 2022. 

Lo sviluppo dello Space Launch System (SLS), il nuovo razzo lanciatore, in grado di sollevare un carico tre volte più pesante di quello di servizio per gli Space Shuttle registra qualche difficoltà. Quando vedrà la luce, sarà il più grande e potente lanciatore mai costruito dopo il Saturn V, alto oltre 60 metri: con la sua spinta propulsiva la capsula Orion potrebbe completare una doppia orbita attorno alla Luna, in un viaggio spaziale di 25 giorni e mezzo di durata.

Destinazione Marte

Tra i tentativi di esplorare il Pianeta Marte ce n’è uno  firmato Agenzia Spaziale Europea (Esa) che riguarda da vicino l’Italia. Il nostro Paese, infatti, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana, è il principale sostenitore della doppia missione ExoMars con il 40% dell’investimento totale. ExoMars è divisa in due fasi: nella prima, lanciata il 14 marzo 2016, la sonda (TGO) ha raggiunto l’orbita di Marte dopo quasi sette mesi di viaggio, per iniziare una lunga fase di indagini sulla presenza di metano e altri gas nell’atmosfera. Inizialmente prevedeva il lancio di un modulo sulla superficie del pianeta, denominato Schiapparelli, ma a causa di problemi tecnici il modulo è precipitato prima dell’atterraggio. La seconda parte della missione, che prenderà invece il via nel maggio 2020, consiste nel portare sul Pianeta rosso un innovativo rover capace di muoversi e, soprattutto, di penetrarne il suolo per analizzarlo.

Il compito della missione ExoMars è quello di indagare le tracce di vita passata e presente su Marte e la caratterizzazione geochimica del pianeta, in modo da migliorare la conoscenza dell’ambiente marziano per consentire di identificare i possibili rischi di future missioni umane.

Buona esplorazione!